Lo sfregio alle donne e alle bambine del governo Erdogan

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Eppure, nonostante la situazione di guerra aperta contro i curdi e la sinistra rappresentata dal partito Democratico dei popoli (Hdp), aggravatasi con la chiusura di ben 370 associazioni culturali curde presenti in tutta la Turchia, Semra non si sottrae al suo ruolo di referente della cooperativa di donne di Van con cui abbiamo in piedi il progetto di sviluppo dell’imprenditoria femminile nella provincia sud-orientale, finanziato dalla regione Friuli Venezia Giulia.
La resistenza più efficace è non abbandonare le attività intraprese: ci troviamo di fronte a donne impegnate nel contesto politico del proprio paese fin da giovanissime e la resa non fa parte del loro dna. Soprattutto ora che la deriva fascista presa dal governo di Ankara si sta rivelando in tutta la sua sfaccettatura nazionalista e misogina.
La notizia battuta il 18 novembre dall’Agenzia di stampa ANSA impone una lettura in questo senso: il partito di Erdogan l’Akp (partito per la Giustizia e lo Sviluppo) ha presentato in parlamento un disegno di legge per depenalizzare la violenza sessuale sui minori se il suo autore accetta di sposare la vittima. Un modo come un altro per agevolare il flagello, già particolarmente diffuso in Turchia, delle spose bambine.
E per quanto si sia scatenata in aula una vera e propria bagarre, con i rappresentanti dei partiti di opposizione, socialdemocratico Chp e nazionalista Mhp – i deputati Hdp non arrestati erano assenti per protesta contro la purga scatenata contro di loro – che prendevano a pugni i loro colleghi dell’Akp, le attiviste sono consapevoli di non dover abbassare la guardia.
Non posso far altro che sottolineare per l’ennesima volta il fatto che quando un paese scivola verso qualsivoglia forma di autoritarismo, le prime ad essere attaccate nei propri diritti sono le donne.
Per non dimenticare mai che la questione femminile è in primis questione politica.

 


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