Le donne simbolo della resistenza afghana a fianco del Partito Democratico dei Popoli Turco

uno

 
 
 

 

Demirtas nel suo messaggio parla di un vero e proprio “golpe civile”, “un nuovo passo di quelli che, poco alla volta, attuano vari complotti per consolidare il governo di un solo uomo”. Ma la speranza rimane: “Continueremo la nostra battaglia in qualunque condizione e senza perdere la fiducia nella politica democratica. Anche se siamo tra quattro mura, continueremo a essere parte della battaglia fuori di qui”.

E proprio per ribadire come la lotta per affrancarsi da qualsiasi forma di dispotismo debba superare i confini statuali affondando le radici nelle ragioni dei popoli e di coloro che ne difendono i diritti, è da un paese martoriato da quasi quaranta anni di occupazione militare, governi anti-democratici e oppressivi, che giunge l’espressione di condanna e di supporto al Hdp forse più determinata e rappresentativa. Mi riferisco all’Afghanistan e nello specifico a due sue formidabili protagoniste.

Selay Ghaffar, volto noto dell’unica formazione democratica afgana, il partito Solidarietà, ha pubblicato già all’indomani dell’appello di Demirtas, un video sulla propria pagina facebook. Dopo aver ricordato uno ad uno i nomi dei membri dell’Hdp in carcere e parlato degli arresti dei co-sindaci di Dyabarkir, la maggiore città a maggioranza curda, Ghaffar si scaglia anche contro il governo di Kabul che ha impedito al suo partito di tenere una manifestazione di protesta difronte l’ambasciata turca.

Poi prosegue: “A nome del partito Solidarietà lancio un appello affinché tutte le forze e gli individui difensori della libertà e progressisti in tutto il mondo collaborino nell’aiutare la lotta in Kurdistan e Turchia, e chiedano l’immediato rilascio di tutte le persone imprigionate”. Conclude: “Noi siamo con il popolo curdo nella loro epica e instancabile resistenza contro il regime repressivo e fascista turco. La vostra lotta per la giustizia è la lotta del popolo afghano e noi siamo al vostro fianco in questo tempo difficile”.

Oggi, Malalai Joya la carismatica attivista nonché ex parlamentare afghana, dal 2005 in clandestinità - sono una rifugiata politica nel mio stesso paese” come si è definita recentemente, ha postato su fb il suo fortissimo messaggio. Questo un passaggio che mi ha molto colpita: “Il reazionario governo di Erdogan, sostenitore dello stato islamico, dovrebbe sapere che carcerare, torturare, i massacri o altri crimini disumani non riusciranno a soffocare il ruggito sempre più alto che sale dal popolo turco. E’ lo stesso di milioni di persone in tutto il mondo. La Storia ha infatti mostrato come tali misfatti rafforzino la volontà di lotta”.

“A nome dell’oppresso popolo afghano, condanno fermamente la repressione e il fascismo del governo Erdogan, esprimo altresì la mia solidarietà con Hdp quale difensore degli interessi e diritti del popolo curdo. Noi siamo con voi e da voi e dalle donne e uomini curdi traiamo ispirazione nella nostra ricerca di libertà, democrazia e giustizia”.

Ecco, nella drammaticità di quanto avviene in Turchia ormai da troppo tempo, queste sono parole di coraggio. Mostrano come si stia costruendo quella coalizione tra i popoli che sola è speranza di vero cambiamento. E le donne ne sono ispirazione e motore.


Notizie

 

Roma, il corteo contro la violenza sulle donne «Siamo 200 mila ...

Corriere della Sera  - ‎10 ore fa‎
Gli uomini c'erano, eccome. E non relegati in fondo al corteo — come volevano le femministe più dure — ma in mezzo (magari un po' defilati, per rispetto) alle decine di migliaia di donne che sfilavano contro femminicidio, stalking, abusi di ogni tipo ...
#nonunadi meno, a Roma la manifestazione contro la violenza sulle ...
Violenza sulle donne: testimoni da 4 Paesi