Accessibilità ovvero Zenobia

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Chi di noi non ha sperimentato la sorpresa nel ritrovarsi da adulti in spazi dove giocavamo da bambini e ricordarseli completamente diversi: “come mi sembrava enorme questo piccolissimo giardino!” ?
Fino a che non si trova in difficoltà, nessuno si accorge di quel gradino scheggiato, quel marciapiede pieno di ciottoli e radici; ma quei piccoli ostacoli per un anziano, per una persona infortunata, per un genitore con un passeggino, divengono ostacoli che impediscono di gioire di un luogo o di un paesaggio; figuriamoci cosa possono essere certi piccoli ostacoli per persone portatrici di disabilità motorie e sensoriali.
E a noi, cittadini e cittadine in continua e inarrestabile trasformazione dentro una società multietnica il cui carattere è la diversità tra individui, questa segregazione dell’agio, della bellezza, della serena fruizione degli spazi non fa male? Non alimenta dentro noi stesse indifferenza, intolleranza e discriminazione?
L’accessibilità può essere una grandissima opportunità di rinnovamento e sviluppo civile o costituire un limite, una barriera alla felicità.
Cosa sono i nostri spazi urbani degradati per quelle persone che hanno affrontato la morte per fuggire da guerre che hanno annientato i loro spazi vitali? Come possiamo, noi e loro insieme, creare un senso di appartenenza a un luogo, a una civiltà nuova, creare paesaggi nuovi che siano accessibili a tutti?
E’ con con queste considerazioni e con queste domande lasciate in sospeso che voglio iniziare a presentarvi il problema dell’accessibilità, sperando che siano di buon augurio per un confronto vivo all’interno di questa rubrica.
Mi rinfranca la disponibilità di Pontedonna ad aprire questa rubrica sul sito, vi ringrazio per l’attenzione che le presterete e per i vostri contributi che la potranno abitare in piena accessibilità. Vi lascio con questo bellissimo pezzo di Italo Calvino, da “Le città invisibili” (basta un “click” sull’immagine qui sotto) a presto!

 

 zenobia 60

 

 

 

 

 

 


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