Iran: La violenza contro le donne non è questione culturale

Iran: La violenza contro le donne non è questione culturale

Stamane mi sono collegata a Fb e ho trovato il post della Commissione delle donne del Consiglio nazionale della resistenza iraniana che mostrava le foto di tre attiviste per i diritti delle donne e dei bambini Narghess Mohammadi, Atena Daemi (delle due ho già parlato in un articolo precedente) e Aliyeh Motallebzade, correlato da queste due frasi: “Non sostenere la pratica del regime iraniano di escludere le donne dallo svolgere il proprio legittimo ruolo nella società” e “Non aiutare la propaganda a favore del regime secondo cui la violenza contro le donne iraniane dipende dalla cultura iraniana e non dalla teocrazia medievale”.

 

I messaggi sono forti e diretti: le tre attiviste simbolo di tante altre e altri, sono in carcere, condannate a vari anni di detenzione per le loro azioni di contrasto alla prassi di repressione di tutti coloro che si battono in difesa dei diritti umani, civili, sindacali in Iran.

Sono avvocate, assistenti sociali, giornaliste... che pagano la scelta fatta di non tacere o non piegarsi ai sistemi di paura e terrore messi in atto dagli apparati di repressione e controllo.

Ho sentito il dovere di parlare di loro, perché il 28 novembre si è tenuto presso la sala Lupa alla Camera dei deputati il convegno “Difendiamoli!” organizzato da diverse associazioni italiane impegnate nella difesa dei diritti umani e, in questo caso, della difesa dei difensori. Nella lista dei paesi letta all’inizio del convegno, in cui sono stati uccisi attivisti per i diritti umani, l’Iran era il grande assente.

Questa “dimenticanza” è per me inspiegabile. Mi limito qui a dire come molti organismi, soprattutto italiani, siano sempre stati alquanto restii dal parlare della condizione di violazione dei diritti nel paese guidato ormai da quasi 40 anni, da una dittatura teocratica che ha fatto della peculiarità dell’Islam di lettura khomeinista la linea rossa che nessuno e in qualsivoglia occasione può attraversare.

Per questo trovo ancor più necessario far risuonare il messaggio di dignità che queste coraggiose e generose donne stanno dando innanzitutto al loro popolo: solo agendo si potrà essere liberi, solo opponendosi alle pratiche oscurantiste si troverà la forza del cambiamento.

Loro, Narghess, Atena, Aliyeh e tante altre dimostrano che le donne devono essere in prima linea contro un sistema che ha fatto della misoginia e del patriarcato il pilastro vitale della propria sopravvivenza.

Non dimentichiamo, allora: Non una di meno.

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Patrizia Fiocchetti120

Patrizia Fiocchetti ha lavorato con i rifugiati politici presso il Consiglio Italiano per i Rifugiati, la Caritas di Roma e il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Ha pubblicato "Afghanistan fuori dall'Afghanistan" (Poiesis ed. 2013, con E. Campofreda) e "Variazioni di Luna - Donne combattenti in Iran, Kurdistan e Afghanistan " (Lorusso ed.luglio 2016). Ha partecipato ai libri "Una mattina ci siam svegliate" (Round Robin, 2015) e "Si può ancora fare"(Safarà, 2016). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto, Confronti e Guerre e Pace. Collabora con la rivista Laspro e dal settembre 2016 conduce questa rubrica.

patrizia.fiocchetti@pontedonna.org

Turchia: per non dimenticare Zehra Dogan

Zehra Dogan è stata arrestata a Nusaybin (Turchia sud-orientale) lo scorso luglio nell’ambito del giro di vite compiuto da Erdogan dopo il fallito colpo di stato.
Accusata di essere membro del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) per la sua attività di denuncia condotta sia come giornalista che come artista, Zehra è stata rinchiusa in carcere e ad oggi non si hanno notizie di quale potrà essere il suo destino.

Zehra è una delle tanti voci libere rinchiuse con l’accusa di complotto contro lo stato. Non dimenticare lei, la sua opera di artista oltre che di reporter, significa continuare a tenere viva la memoria di tutti coloro rinchiusi per aver semplicemente e umanamente esercitato il diritto alla libertà di opinione.

“Ho sempre cercato di esistere attraverso i miei dipinti, le mie notizie, e la mia lotta come una donna. Ora, anche se sono intrappolata tra le quattro mura, io continuo a pensare che ho fatto assolutamente il mio dovere in pieno. In questo paese, buio come la notte, dove tutti i nostri diritti sono stati incrociati con sangue rosso, sapevo che stavo per essere imprigionata.
Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore è semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori? Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti hanno cercato Picasso a causa dei suoi dipinti, e tuttavia io sono a giudizio a causa dei miei disegni. Terrò disegno. Quando una donna rilascia fiumi di colori, è possibile lasciare la prigione. Ma sono solo pennellate .... Non dimenticate mai, è la mia mano che tiene il pennello! “
(Brano tratto dalla sua lettera dal carcere. http://www.infoaut.org/)

vdlsanbasilio 

 Patrizia Fiocchetti presenterà il suo libro Variazioni di luna, venerdì 16 dicembre a San Basilio in via A. Provolo, 24.

 

 

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NCRI Women's Committee