Lo sfregio alle donne e alle bambine del governo Erdogan

25 Novembre Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne
“Non una di meno” – Lo sfregio alle donne e alle bambine del governo Erdogan

Il whatsapp della mia amica Semra mi fa tirare un sospiro di sollievo ma allo stesso tempo mi riempie di tristezza. “Sono così depressa. Stiamo vivendo tempi orribili. Grazie per esserti informata. Spero tu stia bene”.
“Tempi orribili”, ebbene sì perché anche Van, la città dove ero stata la prima metà dell’ottobre scorso e dove avevo conosciuto attiviste magnifiche, è sotto attacco. Il 16 novembre il sindaco Bekir Kaya con cui avevamo avuto un interessante incontro, è stato arrestato insieme ad altri impiegati del comune, e sostituito dal prefetto inviato da Erdogan. La co-sindaca Hatice Cioban è stata destituita ma per ora è ancora in libertà.


Eppure, nonostante la situazione di guerra aperta contro i curdi e la sinistra rappresentata dal partito Democratico dei popoli (Hdp), aggravatasi con la chiusura di ben 370 associazioni culturali curde presenti in tutta la Turchia, Semra non si sottrae al suo ruolo di referente della cooperativa di donne di Van con cui abbiamo in piedi il progetto di sviluppo dell’imprenditoria femminile nella provincia sud-orientale, finanziato dalla regione Friuli Venezia Giulia.
La resistenza più efficace è non abbandonare le attività intraprese: ci troviamo di fronte a donne impegnate nel contesto politico del proprio paese fin da giovanissime e la resa non fa parte del loro dna. Soprattutto ora che la deriva fascista presa dal governo di Ankara si sta rivelando in tutta la sua sfaccettatura nazionalista e misogina.
La notizia battuta il 18 novembre dall’Agenzia di stampa ANSA impone una lettura in questo senso: il partito di Erdogan l’Akp (partito per la Giustizia e lo Sviluppo) ha presentato in parlamento un disegno di legge per depenalizzare la violenza sessuale sui minori se il suo autore accetta di sposare la vittima. Un modo come un altro per agevolare il flagello, già particolarmente diffuso in Turchia, delle spose bambine.
E per quanto si sia scatenata in aula una vera e propria bagarre, con i rappresentanti dei partiti di opposizione, socialdemocratico Chp e nazionalista Mhp – i deputati Hdp non arrestati erano assenti per protesta contro la purga scatenata contro di loro – che prendevano a pugni i loro colleghi dell’Akp, le attiviste sono consapevoli di non dover abbassare la guardia.
Non posso far altro che sottolineare per l’ennesima volta il fatto che quando un paese scivola verso qualsivoglia forma di autoritarismo, le prime ad essere attaccate nei propri diritti sono le donne.
Per non dimenticare mai che la questione femminile è in primis questione politica.

 

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Patrizia Fiocchetti120

Patrizia Fiocchetti ha lavorato con i rifugiati politici presso il Consiglio Italiano per i Rifugiati, la Caritas di Roma e il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Ha pubblicato "Afghanistan fuori dall'Afghanistan" (Poiesis ed. 2013, con E. Campofreda) e "Variazioni di Luna - Donne combattenti in Iran, Kurdistan e Afghanistan " (Lorusso ed.luglio 2016). Ha partecipato ai libri "Una mattina ci siam svegliate" (Round Robin, 2015) e "Si può ancora fare"(Safarà, 2016). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto, Confronti e Guerre e Pace. Collabora con la rivista Laspro e dal settembre 2016 conduce questa rubrica.

patrizia.fiocchetti@pontedonna.org

Turchia: per non dimenticare Zehra Dogan

Zehra Dogan è stata arrestata a Nusaybin (Turchia sud-orientale) lo scorso luglio nell’ambito del giro di vite compiuto da Erdogan dopo il fallito colpo di stato.
Accusata di essere membro del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) per la sua attività di denuncia condotta sia come giornalista che come artista, Zehra è stata rinchiusa in carcere e ad oggi non si hanno notizie di quale potrà essere il suo destino.

Zehra è una delle tanti voci libere rinchiuse con l’accusa di complotto contro lo stato. Non dimenticare lei, la sua opera di artista oltre che di reporter, significa continuare a tenere viva la memoria di tutti coloro rinchiusi per aver semplicemente e umanamente esercitato il diritto alla libertà di opinione.

“Ho sempre cercato di esistere attraverso i miei dipinti, le mie notizie, e la mia lotta come una donna. Ora, anche se sono intrappolata tra le quattro mura, io continuo a pensare che ho fatto assolutamente il mio dovere in pieno. In questo paese, buio come la notte, dove tutti i nostri diritti sono stati incrociati con sangue rosso, sapevo che stavo per essere imprigionata.
Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore è semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori? Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti hanno cercato Picasso a causa dei suoi dipinti, e tuttavia io sono a giudizio a causa dei miei disegni. Terrò disegno. Quando una donna rilascia fiumi di colori, è possibile lasciare la prigione. Ma sono solo pennellate .... Non dimenticate mai, è la mia mano che tiene il pennello! “
(Brano tratto dalla sua lettera dal carcere. http://www.infoaut.org/)

vdlsanbasilio 

 Patrizia Fiocchetti presenterà il suo libro Variazioni di luna, venerdì 16 dicembre a San Basilio in via A. Provolo, 24.

 

 

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