Le donne simbolo della resistenza afghana a fianco del Partito Democratico dei Popoli Turco

Le donne simbolo della resistenza afghana a fianco del Partito Democratico dei Popoli Turco

Dal carcere di massima sicurezza turco dov’è rinchiuso dal 4 novembre, il co-leader del Partito Democratico dei Popoli Selahattin Demirtas lancia un appello: agli attivisti a cui chiede di continuare a resistere insieme contro il fascismo, e all’estero, in special modo all’Unione Europea di cui auspica “un approccio più efficace e produttivo contro gli atti di oppressione”.

I fatti in breve: il gruppo parlamentare del più popolare partito di opposizione è stato decimato con l’accusa di fiancheggiare il partito “terrorista e fuorilegge” dei Lavoratori Kurdi (PKK). Ma tale manovra che segue la sceneggiatura architettata da tempo e messa in atto nel paese all’indomani dello sventato colpo di stato, risponde al principale desiderata di Erdogan: far approvare senza alcun contrasto la riforma costituzionale – la cui bozza sarà presentata a breve – che prevede il passaggio della Turchia da un sistema parlamentare a quello presidenziale. La maggioranza necessaria richiesta in parlamento è di 330 voti, il partito della Giustizia e della Sviluppo (AKP) di Erdogan ne detiene già 316. Facile prevedere come andrà a finire con l’unico reale gruppo di opposizione praticamente azzerato.

 

Demirtas nel suo messaggio parla di un vero e proprio “golpe civile”, “un nuovo passo di quelli che, poco alla volta, attuano vari complotti per consolidare il governo di un solo uomo”. Ma la speranza rimane: “Continueremo la nostra battaglia in qualunque condizione e senza perdere la fiducia nella politica democratica. Anche se siamo tra quattro mura, continueremo a essere parte della battaglia fuori di qui”.

E proprio per ribadire come la lotta per affrancarsi da qualsiasi forma di dispotismo debba superare i confini statuali affondando le radici nelle ragioni dei popoli e di coloro che ne difendono i diritti, è da un paese martoriato da quasi quaranta anni di occupazione militare, governi anti-democratici e oppressivi, che giunge l’espressione di condanna e di supporto al Hdp forse più determinata e rappresentativa. Mi riferisco all’Afghanistan e nello specifico a due sue formidabili protagoniste.

Selay Ghaffar, volto noto dell’unica formazione democratica afgana, il partito Solidarietà, ha pubblicato già all’indomani dell’appello di Demirtas, un video sulla propria pagina facebook. Dopo aver ricordato uno ad uno i nomi dei membri dell’Hdp in carcere e parlato degli arresti dei co-sindaci di Dyabarkir, la maggiore città a maggioranza curda, Ghaffar si scaglia anche contro il governo di Kabul che ha impedito al suo partito di tenere una manifestazione di protesta difronte l’ambasciata turca.

Poi prosegue: “A nome del partito Solidarietà lancio un appello affinché tutte le forze e gli individui difensori della libertà e progressisti in tutto il mondo collaborino nell’aiutare la lotta in Kurdistan e Turchia, e chiedano l’immediato rilascio di tutte le persone imprigionate”. Conclude: “Noi siamo con il popolo curdo nella loro epica e instancabile resistenza contro il regime repressivo e fascista turco. La vostra lotta per la giustizia è la lotta del popolo afghano e noi siamo al vostro fianco in questo tempo difficile”.

Oggi, Malalai Joya la carismatica attivista nonché ex parlamentare afghana, dal 2005 in clandestinità - sono una rifugiata politica nel mio stesso paese” come si è definita recentemente, ha postato su fb il suo fortissimo messaggio. Questo un passaggio che mi ha molto colpita: “Il reazionario governo di Erdogan, sostenitore dello stato islamico, dovrebbe sapere che carcerare, torturare, i massacri o altri crimini disumani non riusciranno a soffocare il ruggito sempre più alto che sale dal popolo turco. E’ lo stesso di milioni di persone in tutto il mondo. La Storia ha infatti mostrato come tali misfatti rafforzino la volontà di lotta”.

“A nome dell’oppresso popolo afghano, condanno fermamente la repressione e il fascismo del governo Erdogan, esprimo altresì la mia solidarietà con Hdp quale difensore degli interessi e diritti del popolo curdo. Noi siamo con voi e da voi e dalle donne e uomini curdi traiamo ispirazione nella nostra ricerca di libertà, democrazia e giustizia”.

Ecco, nella drammaticità di quanto avviene in Turchia ormai da troppo tempo, queste sono parole di coraggio. Mostrano come si stia costruendo quella coalizione tra i popoli che sola è speranza di vero cambiamento. E le donne ne sono ispirazione e motore.

Patrizia Fiocchetti120

Patrizia Fiocchetti ha lavorato con i rifugiati politici presso il Consiglio Italiano per i Rifugiati, la Caritas di Roma e il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Ha pubblicato "Afghanistan fuori dall'Afghanistan" (Poiesis ed. 2013, con E. Campofreda) e "Variazioni di Luna - Donne combattenti in Iran, Kurdistan e Afghanistan " (Lorusso ed.luglio 2016). Ha partecipato ai libri "Una mattina ci siam svegliate" (Round Robin, 2015) e "Si può ancora fare"(Safarà, 2016). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto, Confronti e Guerre e Pace. Collabora con la rivista Laspro e dal settembre 2016 conduce questa rubrica.

patrizia.fiocchetti@pontedonna.org

Turchia: per non dimenticare Zehra Dogan

Zehra Dogan è stata arrestata a Nusaybin (Turchia sud-orientale) lo scorso luglio nell’ambito del giro di vite compiuto da Erdogan dopo il fallito colpo di stato.
Accusata di essere membro del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) per la sua attività di denuncia condotta sia come giornalista che come artista, Zehra è stata rinchiusa in carcere e ad oggi non si hanno notizie di quale potrà essere il suo destino.

Zehra è una delle tanti voci libere rinchiuse con l’accusa di complotto contro lo stato. Non dimenticare lei, la sua opera di artista oltre che di reporter, significa continuare a tenere viva la memoria di tutti coloro rinchiusi per aver semplicemente e umanamente esercitato il diritto alla libertà di opinione.

“Ho sempre cercato di esistere attraverso i miei dipinti, le mie notizie, e la mia lotta come una donna. Ora, anche se sono intrappolata tra le quattro mura, io continuo a pensare che ho fatto assolutamente il mio dovere in pieno. In questo paese, buio come la notte, dove tutti i nostri diritti sono stati incrociati con sangue rosso, sapevo che stavo per essere imprigionata.
Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore è semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori? Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti hanno cercato Picasso a causa dei suoi dipinti, e tuttavia io sono a giudizio a causa dei miei disegni. Terrò disegno. Quando una donna rilascia fiumi di colori, è possibile lasciare la prigione. Ma sono solo pennellate .... Non dimenticate mai, è la mia mano che tiene il pennello! “
(Brano tratto dalla sua lettera dal carcere. http://www.infoaut.org/)

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 Patrizia Fiocchetti presenterà il suo libro Variazioni di luna, venerdì 16 dicembre a San Basilio in via A. Provolo, 24.

 

 

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NCRI Women's Committee