Incontro con Hatice Cioban

Turchia. “Questo è il peggior periodo politico che il nostro paese sta vivendo”

Incontro con Hatice Cioban, co-sindaca di Van

La sala consigliare del comune di Van, città nell’estrema parte orientale del sud-est turco, è ampia e luminosa. Insieme al presidente della Coopnoncello di Pordenone sediamo di fronte ai co-sindaci Bekir Kaya, ufficialmente eletto e pertanto riconosciuto da Ankara, e Hatice Cioban co-sindaca. Con noi Semra Caglar, responsabile delle relazioni internazionali e nostra interprete, Sevgi Ording, dirigente del dipartimento donne e Necla Bakir presidente della cooperativa Bikad-Koop partner nel progetto di empowerment delle attività imprenditoriali gestite da donne nella provincia di Van, co-finanziato dalla regione Friuli Venezia-Giulia.

La riunione operativa è terminata e il sindaco Kaya si accomiata da noi, ha un incontro urgente. Non ho potuto non rilevare la tensione respiratasi per l’intera durata del meeting. Semra traduce la mia sensazione alla co-sindaca che annuisce sorridendo. “Solo un’ora fa è arrivata la comunicazione dal governo in cui veniva notificata l’esclusione della delegazione del nostro comune al convegno internazionale dell’Unione internazionale delle municipalità e i governi locali che si terrà dal 12 ottobre in Colombia. Hanno cancellato solo la nostra e la delegazione di Dayabarkir. E senza alcuna spiegazione formale nonostante le nostre richieste in merito”.
“Questo è il peggiore periodo sul piano politico, civile e sociale che la Turchia sta vivendo e gli effetti patiti dalla popolazione curda sono ben più gravi. E’ molto triste ammetterlo, ma vista l’evoluzione degli eventi... Sul piano internazionale, tutti sono a conoscenza di quanto sta accadendo. I paesi europei vedono Erdogan divenuto di fatto un dittatore, ma non mettono in atto alcuna iniziativa per fermarlo o contenerlo a causa degli interessi economici in ballo. Ci rendiamo conto di essere soli: pur testimoniando al mondo di quanto sta accadendo, nessuno sembra voler raccogliere la nostra denuncia.
“Se penso al futuro, non posso che provare paura. Grazie alla tecnologia le notizie giungono immediate ad informare il mondo, ma c’è un’inerzia ad intervenire. Sono membro del Partito della pace e della democrazia (BDP) di cui 2.500 esponenti sono attualmente in carcere. Il nostro scopo è sempre stato perseguire una via di azione democratica per il bene comune e lo sviluppo del nostro paese. Ma questa strada è stata sbarrata e il terrore si è insinuato nel nostro quotidiano. Molti comuni nel sud-est della Turchia sono stati commissariati dal governo di Ankara con l’intento di bloccare il percorso di autonomia intrapreso dalle municipalità a maggioranza curda. A Van stiamo resistendo. Ma non so realmente per quanto ancora”.

Hatice Cioban

 

Patrizia Fiocchetti120

Patrizia Fiocchetti ha lavorato con i rifugiati politici presso il Consiglio Italiano per i Rifugiati, la Caritas di Roma e il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Ha pubblicato "Afghanistan fuori dall'Afghanistan" (Poiesis ed. 2013, con E. Campofreda) e "Variazioni di Luna - Donne combattenti in Iran, Kurdistan e Afghanistan " (Lorusso ed.luglio 2016). Ha partecipato ai libri "Una mattina ci siam svegliate" (Round Robin, 2015) e "Si può ancora fare"(Safarà, 2016). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto, Confronti e Guerre e Pace. Collabora con la rivista Laspro e dal settembre 2016 conduce questa rubrica.

patrizia.fiocchetti@pontedonna.org

Turchia: per non dimenticare Zehra Dogan

Zehra Dogan è stata arrestata a Nusaybin (Turchia sud-orientale) lo scorso luglio nell’ambito del giro di vite compiuto da Erdogan dopo il fallito colpo di stato.
Accusata di essere membro del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) per la sua attività di denuncia condotta sia come giornalista che come artista, Zehra è stata rinchiusa in carcere e ad oggi non si hanno notizie di quale potrà essere il suo destino.

Zehra è una delle tanti voci libere rinchiuse con l’accusa di complotto contro lo stato. Non dimenticare lei, la sua opera di artista oltre che di reporter, significa continuare a tenere viva la memoria di tutti coloro rinchiusi per aver semplicemente e umanamente esercitato il diritto alla libertà di opinione.

“Ho sempre cercato di esistere attraverso i miei dipinti, le mie notizie, e la mia lotta come una donna. Ora, anche se sono intrappolata tra le quattro mura, io continuo a pensare che ho fatto assolutamente il mio dovere in pieno. In questo paese, buio come la notte, dove tutti i nostri diritti sono stati incrociati con sangue rosso, sapevo che stavo per essere imprigionata.
Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore è semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori? Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti hanno cercato Picasso a causa dei suoi dipinti, e tuttavia io sono a giudizio a causa dei miei disegni. Terrò disegno. Quando una donna rilascia fiumi di colori, è possibile lasciare la prigione. Ma sono solo pennellate .... Non dimenticate mai, è la mia mano che tiene il pennello! “
(Brano tratto dalla sua lettera dal carcere. http://www.infoaut.org/)

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 Patrizia Fiocchetti presenterà il suo libro Variazioni di luna, venerdì 16 dicembre a San Basilio in via A. Provolo, 24.

 

 

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