Van-Turchia: la città che resiste a Erdogan

Van-Turchia: la città che resiste a Erdogan

Van è un’affascinante città ai confini con l’Iran. Conosciuta per la bellezza del suo immenso lago di acqua salata e, per gli addetti del settore, essere la prima stazione raggiunta dai profughi in fuga da Afghanistan e Iran, è situata nella estrema provincia orientale della regione curdo-turca.

Visitandola nella missione svolta la scorsa settimana nell’ambito del progetto “Sperimentazione di modelli di sviluppo locale per la creazione di opportunità di emancipazione femminile attraverso l’imprenditorialità in Turchia” finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, con capofila la Cooperativa sociale Coop Noncello di Pordenone e Ponte Donna quale partner, non si avvertiva la tensione e la paura che le notizie quotidiane dalla Turchia post colpo di stato mi facevano presagire.

La municipalità di Van rimane una sorta di avamposto di resistenza alla linea dura intrapresa da Erdogan contro l’autonomia amministrativa di comuni e province governati dai rappresentanti dei partiti curdi HDP (partito democratico) e DBP (partito democratico locale): difatti al momento non è stata ancora commissariata dal governo centrale, come invece accaduto alle città curde ai confini con la Siria. A Van la gestione condivisa del ruolo pubblico rimane una realtà che si concretizza dinamicamente, per quanto osteggiata da Ankara in modo sempre più pressante, in moltissimi progetti di sviluppo.

Incontrando i co-sindaci Hatice Cioban e Bekir Kaya (l’unico riconosciuto ufficialmente da Ankara), ho avvertito però molta tensione: “Il pericolo di vederci arrivare gli ispettori di Erdogan e di essere estromessi dall’incarico diviene di giorno in giorno più reale” ha dichiarato la Sig.ra Cioban nel corso dell’incontro avuto presso la sede del Municipio. Confermato, poi, con l’annullamento del viaggio ufficiale che il co-sindaco Kaya avrebbe dovuto compiere in Colombia a partire dal 11 ottobre, nell’ambito della conferenza dell’Unione delle città e dei governi locali. “Da Ankara non hanno fornito alcuna spiegazione” mi ha detto Semra Caglar responsabile del Dipartimento affari internazionali della municipalità. “Hanno semplicemente cancellato le delegazioni di Dayabarkir e di Van”.

Nonostante la situazione, nel corso dei tre giorni trascorsi in loco, siamo stati testimoni dell’enorme e approfondito lavoro che soprattutto nell’ambito della autonomia e indipendenza delle donne viene portato avanti in una invidiabile sinergia tra privato – la cooperativa di donne Bikad-Koop, e pubblico – i vari dipartimenti del comune.

Avrò modo di parlare in maniera più approfondita di questi stimolanti incontri che hanno confermato la vitalità del lavoro svolto in quest’area del mondo. Intanto, colgo l’occasione di ringraziare le cinque incredibili donne che ci hanno guidato nella loro realtà: Necla Bakir, presidente della Bikad-Koop; Sevgi Ozding, dirigente del dipartimento donne; Bircu Yilmez, dirigente del dipartimento economia; Figer Uzen, dirigente del dipartimento educazione, e Semra Caglar.

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Patrizia Fiocchetti120

Patrizia Fiocchetti ha lavorato con i rifugiati politici presso il Consiglio Italiano per i Rifugiati, la Caritas di Roma e il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Ha pubblicato "Afghanistan fuori dall'Afghanistan" (Poiesis ed. 2013, con E. Campofreda) e "Variazioni di Luna - Donne combattenti in Iran, Kurdistan e Afghanistan " (Lorusso ed.luglio 2016). Ha partecipato ai libri "Una mattina ci siam svegliate" (Round Robin, 2015) e "Si può ancora fare"(Safarà, 2016). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto, Confronti e Guerre e Pace. Collabora con la rivista Laspro e dal settembre 2016 conduce questa rubrica.

patrizia.fiocchetti@pontedonna.org

Turchia: per non dimenticare Zehra Dogan

Zehra Dogan è stata arrestata a Nusaybin (Turchia sud-orientale) lo scorso luglio nell’ambito del giro di vite compiuto da Erdogan dopo il fallito colpo di stato.
Accusata di essere membro del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) per la sua attività di denuncia condotta sia come giornalista che come artista, Zehra è stata rinchiusa in carcere e ad oggi non si hanno notizie di quale potrà essere il suo destino.

Zehra è una delle tanti voci libere rinchiuse con l’accusa di complotto contro lo stato. Non dimenticare lei, la sua opera di artista oltre che di reporter, significa continuare a tenere viva la memoria di tutti coloro rinchiusi per aver semplicemente e umanamente esercitato il diritto alla libertà di opinione.

“Ho sempre cercato di esistere attraverso i miei dipinti, le mie notizie, e la mia lotta come una donna. Ora, anche se sono intrappolata tra le quattro mura, io continuo a pensare che ho fatto assolutamente il mio dovere in pieno. In questo paese, buio come la notte, dove tutti i nostri diritti sono stati incrociati con sangue rosso, sapevo che stavo per essere imprigionata.
Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore è semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori? Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti hanno cercato Picasso a causa dei suoi dipinti, e tuttavia io sono a giudizio a causa dei miei disegni. Terrò disegno. Quando una donna rilascia fiumi di colori, è possibile lasciare la prigione. Ma sono solo pennellate .... Non dimenticate mai, è la mia mano che tiene il pennello! “
(Brano tratto dalla sua lettera dal carcere. http://www.infoaut.org/)

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 Patrizia Fiocchetti presenterà il suo libro Variazioni di luna, venerdì 16 dicembre a San Basilio in via A. Provolo, 24.

 

 

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NCRI Women's Committee