Iran: Narghes e le altre nelle carceri iraniane

Iran: Narghes e le altre nelle carceri iraniane

Le voci delle attiviste iraniane contro il regime fondamentalista al potere, non sembrano trovare troppa eco sulla stampa mainstream e sui vari forum indipendenti. E’ come se ci esistesse una sorta di pudore interessato a non voler parlare della lotta che queste donne conducono dall’interno delle prigioni iraniane. Sono tante, di diversa estrazione sociale, etnica e religiosa, arrestate e giudicate per il loro lavoro di denuncia e difesa dei diritti umani, civili e politici.

Narghes Mohammadi, avvocato di 44 anni, il 28 settembre scorso è stata definitivamente condannata a 16 anni di detenzione nel famigerato carcere di Evin, costruito nella capitale dal fu scià di Persia. A giudicarla, il tristemente noto Abdolghassem Salavati magistrato radicale a capo della Corte rivoluzionaria che si occupa di cause con imputati coinvolti nelle attività in difesa dei diritti umani e contro iraniani in possesso di doppia cittadinanza, status giuridico non riconosciuto dal governo teocratico. Narghes è stata condannata a 5 anni per “associazione e cospirazione con l’intento di commettere crimini contro la sicurezza nazionale”. A questi sono stati aggiunti un anno per “propaganda contro lo stato” e ben 10 per “costituzione e direzione di un organismo illegale”, riferimento all’associazione Legham da lei presieduta, impegnata nella battaglia per l’abolizione della pena di morte.
Lo scorso maggio, Narghes ha fatto pervenire a Pen International una lettera in cui descrive le terribili condizioni in cui lei e altre 25 prigioniere politiche – condannate per un totale di 177 anni – patiscono all’interno della cella in cui sono recluse. “Il dolore e la sofferenza ad Evin sono intollerabili” – scrive. “E l’isolamento è la prova più difficile. Una tortura psicologica”.
A richiedere il suo rilascio, un’altra famosa giurista Nasrin Soutodeh che ha trascorso due anni in carcere: “Stava svolgendo il suo lavoro, come avvocato e come cittadina”. Infatti, molti dei casi seguiti da Narghes riguardano donne vittime di attacchi con l’acido, pratica estremamente diffusa nel paese.
La storia di Zainab Jalalian, curda iraniana condannata all’ergastolo per appartenenza ad una formazione fuorilegge, è stata oggetto di un appello di Amnesty International. La donna è in carcere da 10 anni con un gravissimo problema alla vista causato, secondo la testimonianza dei famigliari, dalle percosse subite per mano della polizia: le avrebbero sbattuto più volte la testa contro il muro tanto da causarle un’emorragia cerebrale con conseguente danno alla vista.
Le autorità carcerarie continuano a rifiutare il trasferimento di Zainab in ospedale così da essere sottoposta a intervento chirurgico. “Prima deve confessare”, ha dichiarato il portavoce dei servizi d’informazione.
Atena Daemi è una giovane di 27 anni attivista in difesa dei diritti umani e dell’infanzia. E’ stata condannata a 5 anni di carcere per “associazione e cospirazione contro lo stato”. Nello specifico, però ha raccontato la stessa Atena, l’arresto e il verdetto sono dovuti alla sua partecipazione lo scorso anno ad una manifestazione contro la condanna a morte di alcuni prigionieri curdi iraniani.
“Non mi arrendo” – ha dichiarato Atena prima di essere tradotta in carcere. “Ho sempre detto che finché avrò vita e fin quando mi assisteranno le forze, difenderò i diritti umani. Non ho paura: sono passata attraverso l’isolamento, gli interrogatori dei pasdaran e quindi la prigionia. Non sono mai riusciti a fermarmi”.

 

Amnesty International Zeinab Jalalian wiki Risultati immagini per Atena Daemi
Narghes Mohammadi Zainab Jalalian Atena Daemi
  

 

La prigione Evin, nella mappa di Teheran.

 

 

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Patrizia Fiocchetti120

Patrizia Fiocchetti ha lavorato con i rifugiati politici presso il Consiglio Italiano per i Rifugiati, la Caritas di Roma e il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Ha pubblicato "Afghanistan fuori dall'Afghanistan" (Poiesis ed. 2013, con E. Campofreda) e "Variazioni di Luna - Donne combattenti in Iran, Kurdistan e Afghanistan " (Lorusso ed.luglio 2016). Ha partecipato ai libri "Una mattina ci siam svegliate" (Round Robin, 2015) e "Si può ancora fare"(Safarà, 2016). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto, Confronti e Guerre e Pace. Collabora con la rivista Laspro e dal settembre 2016 conduce questa rubrica.

patrizia.fiocchetti@pontedonna.org

Turchia: per non dimenticare Zehra Dogan

Zehra Dogan è stata arrestata a Nusaybin (Turchia sud-orientale) lo scorso luglio nell’ambito del giro di vite compiuto da Erdogan dopo il fallito colpo di stato.
Accusata di essere membro del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) per la sua attività di denuncia condotta sia come giornalista che come artista, Zehra è stata rinchiusa in carcere e ad oggi non si hanno notizie di quale potrà essere il suo destino.

Zehra è una delle tanti voci libere rinchiuse con l’accusa di complotto contro lo stato. Non dimenticare lei, la sua opera di artista oltre che di reporter, significa continuare a tenere viva la memoria di tutti coloro rinchiusi per aver semplicemente e umanamente esercitato il diritto alla libertà di opinione.

“Ho sempre cercato di esistere attraverso i miei dipinti, le mie notizie, e la mia lotta come una donna. Ora, anche se sono intrappolata tra le quattro mura, io continuo a pensare che ho fatto assolutamente il mio dovere in pieno. In questo paese, buio come la notte, dove tutti i nostri diritti sono stati incrociati con sangue rosso, sapevo che stavo per essere imprigionata.
Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore è semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori? Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti hanno cercato Picasso a causa dei suoi dipinti, e tuttavia io sono a giudizio a causa dei miei disegni. Terrò disegno. Quando una donna rilascia fiumi di colori, è possibile lasciare la prigione. Ma sono solo pennellate .... Non dimenticate mai, è la mia mano che tiene il pennello! “
(Brano tratto dalla sua lettera dal carcere. http://www.infoaut.org/)

vdlsanbasilio 

 Patrizia Fiocchetti presenterà il suo libro Variazioni di luna, venerdì 16 dicembre a San Basilio in via A. Provolo, 24.

 

 

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NCRI Women's Committee