Le donne in Medio Oriente

Afghanistan. Weeda Ahmad “Solo la giustizia porta la pace”

Devo ammettere Pordenone quest’anno è stata culla d’incontri e di rimpatriate. A febbraio, avevo conosciuto Stefano Mantovani presidente della Coopnoncello, con cui ho creato un sodalizio professionale e di  amicizia che mi ha portato a Van in Turchia per il progetto di empowerment dell’imprenditoria cooperativa femminile, e quindi a collaborare con lui al piano di accoglienza integrata dei profughi. Proprio per quest’ultimo incarico, ero partita da Roma lo scorso lunedì 12 dicembre e, arrivata alla sede della cooperativa, mi era stato detto che a Porcia, frazione di Pordenone, la sera successiva si sarebbe tenuto un incontro con l’attivista afghana Weeda Ahmad. Quale la mia sorpresa e, non nascondo, la felicità di poter rincontrarla e ascoltarla nuovamente – avevo sentito il suo intervento alla Camera dei Deputati a Roma in occasione di un convegno organizzato, tra gli altri, da Un Ponte Per solo un paio di settimane prima – sapendo che il 15 dicembre aveva l’aereo che l’avrebbe ricondotta a Kabul.

Iran: La violenza contro le donne non è questione culturale

Stamane mi sono collegata a Fb e ho trovato il post della Commissione delle donne del Consiglio nazionale della resistenza iraniana che mostrava le foto di tre attiviste per i diritti delle donne e dei bambini Narghess Mohammadi, Atena Daemi (delle due ho già parlato in un articolo precedente) e Aliyeh Motallebzade, correlato da queste due frasi: “Non sostenere la pratica del regime iraniano di escludere le donne dallo svolgere il proprio legittimo ruolo nella società” e “Non aiutare la propaganda a favore del regime secondo cui la violenza contro le donne iraniane dipende dalla cultura iraniana e non dalla teocrazia medievale”.

25 Novembre Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne
“Non una di meno” – Lo sfregio alle donne e alle bambine del governo Erdogan

Il whatsapp della mia amica Semra mi fa tirare un sospiro di sollievo ma allo stesso tempo mi riempie di tristezza. “Sono così depressa. Stiamo vivendo tempi orribili. Grazie per esserti informata. Spero tu stia bene”.
“Tempi orribili”, ebbene sì perché anche Van, la città dove ero stata la prima metà dell’ottobre scorso e dove avevo conosciuto attiviste magnifiche, è sotto attacco. Il 16 novembre il sindaco Bekir Kaya con cui avevamo avuto un interessante incontro, è stato arrestato insieme ad altri impiegati del comune, e sostituito dal prefetto inviato da Erdogan. La co-sindaca Hatice Cioban è stata destituita ma per ora è ancora in libertà.

Le donne simbolo della resistenza afghana a fianco del Partito Democratico dei Popoli Turco

Dal carcere di massima sicurezza turco dov’è rinchiuso dal 4 novembre, il co-leader del Partito Democratico dei Popoli Selahattin Demirtas lancia un appello: agli attivisti a cui chiede di continuare a resistere insieme contro il fascismo, e all’estero, in special modo all’Unione Europea di cui auspica “un approccio più efficace e produttivo contro gli atti di oppressione”.

I fatti in breve: il gruppo parlamentare del più popolare partito di opposizione è stato decimato con l’accusa di fiancheggiare il partito “terrorista e fuorilegge” dei Lavoratori Kurdi (PKK). Ma tale manovra che segue la sceneggiatura architettata da tempo e messa in atto nel paese all’indomani dello sventato colpo di stato, risponde al principale desiderata di Erdogan: far approvare senza alcun contrasto la riforma costituzionale – la cui bozza sarà presentata a breve – che prevede il passaggio della Turchia da un sistema parlamentare a quello presidenziale. La maggioranza necessaria richiesta in parlamento è di 330 voti, il partito della Giustizia e della Sviluppo (AKP) di Erdogan ne detiene già 316. Facile prevedere come andrà a finire con l’unico reale gruppo di opposizione praticamente azzerato.

Patrizia Fiocchetti120

Patrizia Fiocchetti ha lavorato con i rifugiati politici presso il Consiglio Italiano per i Rifugiati, la Caritas di Roma e il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Ha pubblicato "Afghanistan fuori dall'Afghanistan" (Poiesis ed. 2013, con E. Campofreda) e "Variazioni di Luna - Donne combattenti in Iran, Kurdistan e Afghanistan " (Lorusso ed.luglio 2016). Ha partecipato ai libri "Una mattina ci siam svegliate" (Round Robin, 2015) e "Si può ancora fare"(Safarà, 2016). Ha pubblicato articoli con Il Manifesto, Confronti e Guerre e Pace. Collabora con la rivista Laspro e dal settembre 2016 conduce questa rubrica.

patrizia.fiocchetti@pontedonna.org

Turchia: per non dimenticare Zehra Dogan

Zehra Dogan è stata arrestata a Nusaybin (Turchia sud-orientale) lo scorso luglio nell’ambito del giro di vite compiuto da Erdogan dopo il fallito colpo di stato.
Accusata di essere membro del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) per la sua attività di denuncia condotta sia come giornalista che come artista, Zehra è stata rinchiusa in carcere e ad oggi non si hanno notizie di quale potrà essere il suo destino.

Zehra è una delle tanti voci libere rinchiuse con l’accusa di complotto contro lo stato. Non dimenticare lei, la sua opera di artista oltre che di reporter, significa continuare a tenere viva la memoria di tutti coloro rinchiusi per aver semplicemente e umanamente esercitato il diritto alla libertà di opinione.

“Ho sempre cercato di esistere attraverso i miei dipinti, le mie notizie, e la mia lotta come una donna. Ora, anche se sono intrappolata tra le quattro mura, io continuo a pensare che ho fatto assolutamente il mio dovere in pieno. In questo paese, buio come la notte, dove tutti i nostri diritti sono stati incrociati con sangue rosso, sapevo che stavo per essere imprigionata.
Voglio ripetere l’insegnamento di Picasso: pensi davvero che un pittore è semplicemente una persona che usa il suo pennello per dipingere insetti e fiori? Nessun artista volta le spalle alla società; un pittore deve usare il suo pennello come arma contro gli oppressori. Nemmeno i soldati nazisti hanno cercato Picasso a causa dei suoi dipinti, e tuttavia io sono a giudizio a causa dei miei disegni. Terrò disegno. Quando una donna rilascia fiumi di colori, è possibile lasciare la prigione. Ma sono solo pennellate .... Non dimenticate mai, è la mia mano che tiene il pennello! “
(Brano tratto dalla sua lettera dal carcere. http://www.infoaut.org/)

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 Patrizia Fiocchetti presenterà il suo libro Variazioni di luna, venerdì 16 dicembre a San Basilio in via A. Provolo, 24.

 

 

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NCRI Women's Committee