Accessibilità, un tema marginalizzato

Accessibilità, un tema marginalizzato

Il problema della mancata realizzazione di un'accessibilità territoriale diffusa è da ascriversi a problematiche di natura culturale e non economica: costruire spazi accessibili non comporta costi aggiuntivi se questi sono ben progettati fin dall’inizio e l’adattamento di spazi e edifici esistenti è spesso ottenibile con costi contenuti e comunque ammortizzabili nei benefici sociali derivanti dalla sua realizzazione.
Nonostante anni di progressi normativi in tema di accessibilità, questo tema è ancora affrontato dal senso comune come una materia “dedicata ai disabili”.


Questo comporta che il concetto di “accessibilità inclusiva” (accessibilità per tutti), resti ancora molto lontano dal nostro panorama culturale e dalla applicazione di specifiche politiche per poterlo attuare.
Ad aggravare questo stato di arretratezza culturale, gioca anche il fatto che in Italia le politiche e i finanziamenti per l’accessibilità sono principalmente in capo al settore socio-sanitario, con la conseguenza di mantenere il tema in una sfera culturale di marginalizzazione e medicalizzazione.
L’effetto di questa cultura e della conseguente modalità impropria di approccio alla materia, è leggibile nella mancata realizzazione di interventi per l’accessibilità o in interventi attuati sul territorio per “spot”, non collegati fra loro e che non garantiscono una reale possibilità di fruizione di beni e servizi da parte delle persone con disabilità, permanenti o temporanee che siano.
Fermo restando il fatto che le politiche socio-sanitarie debbano occuparsi del sostegno alla persona, comprendendo in questo anche l’erogazione di ausili personali che arrivano fino all’adattamento domestico, le politiche relative all’accessibilità degli spazi della collettività dovrebbero essere materia di stretta pertinenza dei settori che gestiscono le trasformazioni del Territorio (Urbanistica, Infrastrutture, Mobilità, Edilizia), attraverso l’applicazione di politiche integrate.
L’attuazione di un accessibilità inclusiva, oltre a non presentare costi aggiuntivi se intercettata a monte delle trasformazioni territoriali, potrebbe portare sviluppo economico, oltre che culturale.
Le stime del CENSIS rilevano una presenza in Italia di di 4.100.000 disabili, mentre in Europa la popolazione disabile ammonta a circa 80.000.000 di soggetti, pari a circa il 15% della popolazione totale.
Se a queste stime si aggiungono i portatori di disabilità temporanee, stimate al 20% della popolazione, diventa chiaro quanto sia fuorviante marginalizzare il tema dell’accessibilità e quale sia l’indotto economico che potrebbe essere coinvolto nella soluzione delle problematiche descritte.
L’accessibilità considerata come rete territoriale integrata, supportata dall’impiego di nuove tecnologie informatiche, specificamente sviluppate per il territorio, la salute, la disabilità, sarebbe in grado di aprire nuovi orizzonti di sviluppo in molti settori, mentre le azioni amministrative e i progetti prodotti in questa direzione, con il conseguente coinvolgimento di diversi attori pubblici e privati in qualità di portatori d’interessi, potrebbero portare al cambiamento culturale necessario per il raggiungimento di una società inclusiva.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Anna Rotellini2

Anna Rotellini, architetta.
E' nata nel 1958, vive e lavora a Firenze. Cura questa rubrica dall'ottobre 2016.

anna.rotellini@pontedonna.org